Il Metaformismo

Giulia Sillato © 2010


Il metaformismo volume 1


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Il Metaformismo Fondazione Giulia Sillato

COS'E' IL METAFORMISMO?

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con il termine di metaformismo non si vuole intendere né un gruppo artistico, né un movimento e neppure una corrente, bensì un principio linguistico unitario – metaforma – comune a tutte le espressioni artistiche del Novecento, che Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana, ha individuato a seguito di una sistematica analisi del mondo dell’arte contemporanea italiana e straniera attraverso l’esperienza di numerose rassegne, ideate e curate personalmente in siti museali di prestigio storico a partire dal 1994 a oggi.

la meta-forma è la forma stessa accuratamente analizzata nelle sue trasformazioni dall’età classica a quella moderna, quando iniziano a proliferare le fenomenologie artistiche che conosciamo con i nomi di astratto informale espressionista minimalista e numerosi altri, finiti tuttavia in disuso, secondo l’autore, non corrispondendo più ad altrettante categorie artistiche.

La sfaccettata espressività contemporanea può pervenire a un suo inquadramento critico grazie a una riformulazione onnicomprensiva di tutti i linguaggi e gli stili artistici non figurativi del XX secolo, che preveda la centralità concettuale della forma.



Il Metaformismo Volume 1 - Fondazione Giulia Sillato


METAFORMA E METAFORMISMO

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Il significato di metaforma è implicito nel prefisso meta: nell’accezione originaria (dal greco antico) non vuol dire solamente oltre, ma anche attraverso.

Per chiarire meglio il concetto è utile che io accenni brevemente alla metodologia adottata.

Mi sono ispirata a un processo – che nelle scienze psicologiche e formative è indicato come metacognizione, ossia autoriflessività sul fenomeno cognitivo – attuabile grazie alla proprietà della specie umana di autoosservarsi e riflettere sui propri stati mentali.

Nelle mie sperimentazioni mi sono calata interamente nell’opera d’arte per intuirne e analizzarne tutte le fasi elaborative, conseguendo da questo esperimento la certezza che la metaforma è la forma medesima.

Libera dal carico delle sovrastrutture classiche, essa appare disponibile ad essere esaminata nella sua essenzialità che ne evidenzia non solo la portata segnica, ma anche la capacità di sostenere colore e luce.



L’IMPIANTO DI UNA COMPOSIZIONE NON FIGURATIVA È METAFORMALE

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poiché non rispetta la rappresentazione, ma elabora forme autonome che prescindono totalmente non solo dall’esigenza di ritrarre la realtà ma anche da qualsivoglia disciplina o regola intenda imbavagliarle o codificarle. Le forme, libere da apparati accademici, totalmente anarchiche e arbitrarie esplodono in miriadi di frantumi bizzarri … che tuttavia cercano di tornare a ricomporsi, ma non prima di avere fatto i conti con la propria nuova esistenza.

Costretti a organizzarsi in forme singole, il segno, il colore, la luce intraprendono strade ora concomitanti ora divaricanti generando luoghi formali sempre nuovi e rinnovabili e, pur restando in qualche modo legati alle origini (cosa che ci fa assaporare di continuo l’impalpabile affinità tra antico e moderno), appaiono consapevoli della trasformazione avvenuta, anche se restano tra loro correlati a suggerire indizi interpretativi.

I segni acquisiscono autonomia tra loro e rispetto al contesto, i colori seguono il medesimo destino e spesso arbitrano sulla scontata fedeltà al vero, non ultima la luce, anch’essa con una vita indipendente e imperseguibile.

L’infinità di forme generate non sono più classificabili con l’ottica tradizionale: sono dieci, cento, mille metaforme, sono il senso vero dell’arte contemporanea. La metaforma è un valore visivo che presuppone molteplici punti di vista e soprattutto la disponibilità dello spettatore a prevedere panorami estetici inediti e imprevedibili.

Il Metaformismo nasce pertanto dall’esigenza di far conoscere al vasto pubblico i messaggi nascosti di un’opera d’arte contemporanea – sia essa pittorica, plastica o generata da varie interazioni – attraverso l’osservazione dell’impianto formale. Ma prima occorre fare qualche premessa che saprà cogliere alcuni aspetti significativi della questione.

Intanto è bene ricordare che il cosiddetto “astratto” e il cosiddetto “informale” sono due ambiti linguistici costantemente fruiti da speciali intenditori amanti di un bello non convenzionale, per i quali capitale e cultura sono simbolo di distinzione, e quindi disposti a investire veri e propri patrimoni su artisti a loro garantiti da un mercato selezionato.

Ma l’arte, in questi ultimi cinquant’anni, ha seguito dinamiche che purtroppo sono sfuggite a un mercato dove intanto cambiavano le regole del gioco. Sotto la spinta di collezionisti e musei, infatti, hanno creato business su forme di creatività anche intelligente che tuttavia con l’arte hanno poco a che fare.



SUPERATO IL PRIMO DECENNIO DEGLI ANNI DUEMILA

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possiamo parlare, sì, delle Arti del XXI secolo, ma sono per lo più canali d’espressione nati per sostenere un mondo globalizzato e queste sono le ragioni per cui si stenta a recepire che l’arte pittorica non ha tempo nè spazio, soprattutto la non figurativa che, collegandosi direttamente al Se, ne traduce i messaggi in segni e colori.

Il percorso della pittura senza figura a cavallo del millennio è contrassegnato dallo sviluppo di metodi e tecniche assolutamente inediti ed esclusivi, i quali rendono unica e irripetibile l’espressività contemporanea, nonostante molti addetti ai lavori continuino a essere convinti che gli artisti di oggi non fanno altro che replicare modelli passati e persino replicarsi tra loro.

Il tema è complesso e qui mi limito a fare solo qualche cenno indolore. Leggere una composizione pittorica priva di figure con l’ottica della forma è il modo più rapido per far rientrare nel gioco internazionale l’opera pittorica e plastica, emarginate da tempo a ruoli minori, lì dove sulla scena storica il riconoscimento ufficiale va alle installazioni o alle performances video. Riconoscere le forme nei segni, nei colori, negli spazi, nei chiaroscuri, è l’unica via percorribile per entrare nel cuore dell’artista e riscoprirne angoli insospettati.

Il nuovo non è negli artisti, perchè l’arte che non ha da inventare nulla di più di quanto ha inventato sinora … il nuovo sta nel Metaformismo, chiave di lettura che induce finalmente gli artisti a comunicare e magari a dire qualcosa di nuovo



IL METAFORMISMO E I MOVIMENTI STORICI DELL’ULTIMO NOVECENTO

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il significato di metaforma è implicito nel prefisso meta: nell’accezione originaria (dal greco antico) non vuol dire solamente oltre, ma anche attraverso.

Metaformismo : nuovo conio di cui non c’è alcuna traccia alcuna nell’enciclopedismo, ma solo studiata intuizione di chi – la scrivente – in anni recenti ha tentato di mettere a fuoco l’identità di un’opera d’arte nell’attimo in cui appariva troppo palese l’inadeguatezza storica dei termini solitamente usati: astratto, informale, espressionista e simili.

È sotto gli occhi di tutti che i modi artistici di questi ultimi decenni abbiano preso lunghe distanze da correnti e movimenti un tempo identificati come avanguardia storica, al punto che negli anni ottanta del Novecento Achille Bonito Oliva dovette ricorrere a una nuova formulazione critica, gettando basi credibili per un’estremizzante “trans-avanguardia”.

Mi limiterò ad entrare solo nel merito di quest’ultima, perché francamente altri “luoghi in movimento” come I Nuovi Nuovi di Renato Barilli e simili non li trovo particolarmente interessanti, fatta eccezione per La Nuova Maniera Italiana di Maurizio Calvesi che contemplava, negli stessi anni ottanta, la rinascita di un classicismo mitologico post litteram, ma questa è un’altra storia.


oggi, a distanza di poco meno di quarant’anni da quella vicenda e attraverso l’inaspettato avvento della tecnologia, l’artista vive una dimensione totalizzante che non si deve sottovalutare, trascurare.

L’artista odierno ha a disposizione un ventaglio di possibilità creative maggiore che in passato, consapevole com’è di poter attingere a più fonti, ma rischia di eccedere in libertà espressiva.

Assoluta, inquietante, disinibita, svincolata da ogni ordine, vaglio o scrupolo, al punto che nei circuiti internazionali,

avviati da chi si ritiene abbia la voce finanziaria più grossa, hanno preso piede proposte estetiche totalmente altre rispetto alla pratica del pennello, quest’ultima spesso e a torto dissacrata.

Al contrario e nel frattempo il mezzo pittorico tradizionale si è molto evoluto e attende una ridefinizione della propria rigenerata identità. In simile mare magnum come non accorgersi del viaggio avventuristico della FORMA?

Cerchiamo quindi di indagare risalendo a ritroso sino all’avanguardia storica prima citata, da cui sono nate quelle forme dell’arte che, trasgredendo il linguaggio classico, hanno fondato le basi della espressività incomprensibile



IL METAFORMISMO E LE AVANGUARDIE DEL NOVECENTO

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il formalismo nell’arte è sempre stato identificato nella rappresentazione figurativa, determinabile dalla capacità del suo artefice di riprodurre con mezzi e materiali, plastici o pittorici, il mondo reale.

Il Novecento, dominato da quello spirito di distruzione (malcelato dietro ansie ricostruttive) che va a confluire nei due conflitti bellici, del 15-18 prima e del 39-43 dopo, rappresenta una vera e propria svolta epocale in ogni aspetto dell’esistenza umana nella misura in cui riesce a far saltare tutti i perni delle strutture concettuali precedenti.

Nell’arte perdono credibilità gli schemi imposti dalle accademie, istituti in via di fossilizzazione già a partire dall’ultimo ventennio del XIX secolo con l’apparizione sulla scena storica degli Impressionisti.

La società artistica a cavallo di secolo mostra propensioni sempre più spiccate in direzione del rinnovamento e inizia a sostituire l’espressione artistica tradizionale con visioni di rottura, al punto che anche un ritratto potesse apparire tutto tranne che la rappresentazione di un soggetto umano e questo avviene in Picasso.

In tal modo viene arginata l’area figurativa, togliendole qualsiasi altro ruolo che non fosse quello dell’impegno sociale e questo spiega l’allineamento della pittura con il cinema neorealistico del dopoguerra, ma cerchiamo di restare nell’ambito del cosiddetto “astrattismo”.

Intanto l’allontanamento della pittura e della scultura da ogni riferimento a immagini riprodotte o riproducibili veniva giustificato da teorie filosofiche attente al rapporto tra Fenomeno e Spirito, ossia tra ciò che appare e ciò che è, proponendo infine una lettura dell’arte appunto “astratta” da angolazioni etico-spiritualistiche.

In altre parole, non potendosi più accedere a un messaggio immediato, quale quello consentito da figure riconoscibili, se ne doveva per forza trasferire il senso su un piano spirituale.

In tale direzione spinse anche la diffusione della fotografia come mezzo meccanico di riproduzione delle immagini, costringendo gli artisti a spostare i propri interessi su altri possibili campi di indagine, focalizzati, nel frattempo, da un piccolo trattato che finirà con il dominare la scena storico-artistica del XX secolo.

ABSTRAKTION UND EINFÜHLUNG

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Si intitolava "Astrazione ed Empatia” e, pubblicato nel 1908 dallo studioso tedesco Wilhelm Worringer, divenne in breve tempo il prezioso supporto teorico dell'artista russo Vassilij Kandinskij L’autore, tra le molte altre considerazioni, afferma che “[...] l’usuale gerarchia dei valori, basata su leggi rinascimentali, non è valida per considerare l’arte di altre culture [...] e che molti artisti creano dalla realtà, ma con un impulso astratto, cosicché le ultime tendenze dell’arte si riconoscono in società meno materialiste”.

Con queste valutazioni egli sta già documentando un processo di innesto nell’arte occidentale di valori formali specifici di civiltà esotiche, come registra in quel periodo l’ispirazione di matrice afro in Picasso



















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Molti stati europei, infatti, orientavano in quegli anni la propria politica coloniale verso paesi africani e asiatici, le cui civiltà rifluivano d’effetto in Europa attraverso i prodotti d’importazione e gli oggetti d’uso (un po’ come era accaduto al tempo di Napoleone, quando, al rientro dalla campagna d’Egitto, l’ingente bottino di reperti egiziani influenzò non solo l’arte, ma tutto il costume della corte francese).

Ma gli oggetti importati soprattutto dall’Africa esibivano un’impronta preistorica e primitivistica, come ben osservava Worringer, e la fusione di quelle forme con l’arte occidentale avrebbe riservato grosse sorprese.

Le sorprese più significative sono state: nell’area occidentale d’Europa ilCubismo

e in quella orientale l’Astrattismo




entrambi ispirati al principio secondo cui “credere in una realtà essenziale, nascosta dietro le apparenze, fornisce una naturale razionalità all’arte astratta”.

In “Lo Spirituale nell’Arte” iniziato nel 1910 e finito nel 1911, , Vasilij Kandinskij parla di una nuova epoca di grande spiritualità e del notevole contributo offerto dalla pittura, che, basandosi sul linguaggio del colore, rinnova radicalmente propri ruoli e funzioni.

In proposito egli fornisce numerose indicazioni sulle proprietà emozionali di ciascuna cromìa e, diversamente dalle posizioni espresse dalle teorie sul colore enunciate prima di lui, egli non si interessa allo spettro ottico e di come esso venga percepito dalla retina umana, ma alle “[...] possibili risposte dell’anima, perché il segno e il colore ne sono la più alta e nobile espressione”.

Il Meta-form-ismo, ideato, teorizzato e formulato dalla scrivente alla fine del primo decennio degli anni Duemila, risponde al precipuo scopo di rivitalizzare la connotazione critica delle forme, apparentemente stanche, di un Astrattismo che, valicando di gran lunga i confini spazio temporali della seconda guerra mondiale, si è trascinato sino ai tempi odierni, rilasciandoci un campionario infinito di formalismi da interpretare.

È dall’Astrattismo infatti che prendono il via tutti i linguaggi artistici basati sulla soggettività e non sull’oggettività della forma che da più di un secolo attende di essere riconosciuta, individuata e infine decodificata non senza essere stata, prima, collocata con fondate motivazioni razionali nel contesto delle sue varie performances.

Un ruolo a parte gioca la Minimal Art , conosciuta anche come Minimalismo, da cui origina tutta la catena del Concettuale che, come è noto, gestisce forme pure assegnando loro significati correlati al prodotto d’insieme che ne risulta.

Nel suo ampio ventaglio di espressioni il Concettuale rivendica l’essenziale in un processo di totale scarnimento delle immagini sino ad arrivare arriva alla forma pura, spesso in termini di solo contorno lineare.

Ne accentuerà i valori estetici la Teoria del Campo dell’italiano Attilio Marcolli (1930 – 2010) sulla spinta del pensiero gestaltico tedesco risalente ai primi decenni del XX secolo.

Come espressione di forme assolute si collegherà all’architettura , alla scultura, all’arredamento e al design … il Metaformismo non avrà la necessità di procedere ad alcuna disamina formale, evidente già di per sé, trattandosi di linguaggi semplici e facilmente comprensibili che utilizzano per la propria espressione geometrie nitide e pulite

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