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Fondazione Giulia Sillato Verona

GIULIA SILLATO
— Professoressa —


TUTTA UNA VITA DEDICATA
A STUDI E RICERCHE

è quella di Giulia Sillato, dalla laurea con lode, conseguita nel 1970 in Storia e Filosofia dell’Arte con Ferdinando Bologna, primo allievo di Roberto Longhi, presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli, alle docenze in Istituti di indirizzo artistico e in Accademia e al rigore storico-scientifico che segnerà poi gli scritti e i volumi da lei curati. La grande attrattiva provata per l’arte è tale da spingerla ad esplorarne continuamente espressioni e variazioni nel tempo e nello spazio.

In contemporanea alla docenza di Storia dell’Arte, successivamente anche delle Arti Applicate, inizia a spingere le sue speculazioni teoretiche verso il XX secolo, convinta che in esso si riescano ad intravedere i segni del retaggio delle glorie artistiche passate. Ancora studi quindi, negli anni settanta del Novecento, nei corsi speciali di Arte Contemporanea e Critica d’Arte, diretti da Maurizio Calvesi presso La Sapienza di Roma che le offrono gli stimoli necessari ad affrontare lo spirito della contemporaneità.

IL GRANDE AMORE PER L’ARTE DEL NOVECENTO
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Nasce proprio in questi anni settanta quello che in seguito si rivelerà il grande amore per l’arte del Novecento, motivato dalla sua formazione stessa, che avviene nel momento storico tra i più ribollenti e rivoluzionari del XX secolo. Ella intraprende quindi ad analizzare le vicende esistenziali dei protagonisti dell’arte del primo e secondo dopoguerra e ne studia le dinamiche senza perdere di vista la conoscenza del mondo antico, così bene acquisita grazie al percorso iniziale di stampo classico.

NEL 1990
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entra in contatto con le organizzazioni delle grandi mostre di Palazzo Grassi a Venezia, curando alcune schede del Catalogo dei Celti, edito da Electa nel 1991 in occasione del grande e irripetibile evento sulla civiltà celtica. Due anni prima, nel 1988, aveva elaborato un progetto espositivo d’arte antica di grosse dimensioni, richiestole dal Comune di Chioggia in Veneto.

Si trattava della Rassegna del Mobile Regionale Italiano dal XV al XX secolo©, che le costerà quattro intensi anni di studi, ricerche e viaggi su tutto il territorio nazionale. Per la ricerca sponsor, che si rivelerà infruttuosa, viaggia quasi quotidianamente tra Torino e Milano, sedi dell’agenzia di pubblicità Armando Testa, molto famosa all’epoca per avere creato anni addietro la popolare Carmencita del caffè Lavazza.

Sono tutte esperienze, queste, che si posizionano su un percorso di crescita personale per la conoscenza sia delle modalità indispensabili a costruire una grande mostra, sia delle strategie di comunicazione necessarie alla diffusione di un’idea. Ai fini, infatti, della realizzazione della rassegna citata — che prevede l’ambientazione virtuale di un certo numero di mobili antichi di provenienza museale — risultano indispensabili due requisiti:

a) titolarità nella realizzazione di eventi d’arte antica, certificata con diplomi annuali da Domus Aurea — Scuola di Antiquariato e Arredamento — con sede a Padova a seguito della frequentazione dei corsi quadriennali, dal 1988 al 1992, b) analisi di tutte le culture e tradizioni italiane, regione per regione, che prevede oltre agli approfondimenti teorici anche i contatti con importanti musei italiani.

NEL 1994
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dopo avere preso coscienza che l’economia generale sta entrando in una fase critica, abbandona obtorto collo la meravigliosa avventura delle antiche residenze e dei loro arredi, raggiunte in tutte le regioni d’Italia e meravigliosamente vissute a scopo di studio. Ma alcune regioni, come la Valle d’Aosta o l’Abruzzo o la Basilicata, all’epoca non avevano neppure una propria storia delle tradizioni lignee.

La studiosa avrebbe quindi introdotto profili storici nuovi e inediti, se le fossero stati accordati i fondi necessari alla realizzazione della grande mostra del mobile e del voluminoso catalogo, da pubblicare con la Casa Editrice Belriguardo di Ferrara. Delusa dai primi accenni di una crisi che sarebbe aumentata sempre di più, inizia a valutare il suggerimento di illustri colleghi di Accademia: dedicarsi al mondo contemporaneo, terreno vergine e quindi bisognoso di apporti costruttivi.

Achille Bonito Oliva con la Transavanguardia, Renato Barilli con i Nuovi Nuovi, Maurizio Calvesi con la Nuova Maniera Italiana, solo per citare i più autorevoli senza entrare nel dettaglio dei numerosi gruppi, che tra Milano e Roma insorgono in nome di un nuovo inteso come percorso obbligato, sono gli ultimi protagonisti della scena dell’arte del penultimo decennio del Novecento.

Ma dopo questi ultimi lampi di genialità una sorta di calma piatta sembrava essersi instaurata nel mondo artistico, forse alimentata da una soddisfacente routine commerciale che andava ancorandosi sempre di più alla fama raggiunta dai personaggi prima citati e che comunque sarebbe durata non oltre l’arrivo del secondo millennio. Era arrivato il momento di ricominciare? Da questo interrogativo nasce l’input ad esplorare il mondo degli artisti viventi.

Di essi in realtà la studiosa vuole scoprire il mondo interiore e soprattutto la percezione reale che essi hanno del vero spirito della contemporaneità. Inizia quindi a redigere testi critici e a organizzare eventi che finiscono su riviste nazionali, come Gente Money, e sulla rete giornalistica e televisiva veneta. In quello stesso anno nasce l’idea di una linea di rassegne a carattere itinerante: L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore©, che vedrà la luce solo nel 1997.

NEL 1995
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ha un colloquio con Federico Zeri che, conoscendone la fama come migliore allieva di Ferdinando Bologna, la invita a raggiungerlo a Roma per collaborare con lui nella realizzazione degli eventi da lui curati alle Scuderie del Quirinale. L’invito le fa indubbio onore, ma decide di non accettarlo non senza averne valutato tutte le conseguenze. L’impedimento, infatti, a percorrere la strada indicatale da Zeri

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sta proprio nella ricerca già intrapresa sull’attualità di certe espressioni artistiche contemporanee, alla quale non vuole rinunciare, perché ha in mente di sviluppare una teoria vera e propria in grado di collegare i linguaggi artistici moderni e contemporanei al passato. Il ciclo delle Antiche Dimore, a cui se ne associa un altro nel 2005L’Arte Contemporanea nei civici musei© —, le consente di sperimentare il possibile nesso semantico tra antico e moderno.

Sono queste le premesse del MetaFormismo©, nuovo conio assoluto e inedito — di cui la Prof. Giulia Sillato detiene il Copyright — e nuova teoria visiva destinata a rivoluzionare gli orizzonti critici della storia dell’arte. Viene presentato per la prima volta nel 2010 al Palazzo Ducale di Urbino in occasione della 27 Edizione del ciclo L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore©, con un catalogo di Gabriele Mazzotta Editore.

PUBBLICAZIONI ED EVENTI
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Dal 1997 ad oggi ha redatto 38 pubblicazioni, di cui 36 cataloghi di rassegne e 2 monografie del MetaFormismo© edite, queste ultime, dall’Editoriale Giorgio Mondadori — la prima nel 2011 e la seconda nel 2012 — Dal 2011 al 2018 ha presentato ogni anno lo Speciale Dossier del MetaFormismo© sul Catalogo dell’Arte Moderna dell’Editoriale Giorgio Mondadori nel cui Comitato Scientifico la studiosa entra nel 2011 per uscirne nel 2018.

Nel 2013 inizia a lavorare sul progetto L’Arte e il Tempo©, ideato appositamente per EXPO MILANO 2015, un appuntamento di risonanza internazionale e pertanto irrinunciabile. Il Comune e la Camera di Commercio di Milano premiano il progetto eleggendolo ad official event di EXPO IN CITTÀ. La manifestazione, autorizzata ad esibire il logo istituzionale, prevede tre step distribuiti tra Milano e Verona.

Dal Palazzo dei Giureconsulti al Duomo e dalle Piramidi della Triennale, entrambi in Milano, al medioevale Palazzo del Podestà a Verona. Per il primo dei due eventi milanesi viene invitato a presentare il Prof. Stefano Zecchi. I 3 cataloghi, uno per ogni step, vengono raccolti in un cofanetto.

Nella scritture dei 3 cataloghi l’autore si ispira all’interazione continua tra passato & presente, principio a lei caro, ma questa volta la querelle si dibatte interamente sul terreno della pittura e della scultura attraverso le audaci correlazioni fra artisti contemporanei e grandi maestri del passato i quali, ritratti in bianco nero su grandi superfici, dominano la scena espositiva, osservando a volte con tenerezza a volte con raccapriccio i lavori degli artisti di oggi.

Ogni gigantografia riprodotta troneggia su uno specifico spazio della mostra, al cui interno vengono disposte le opere contemporanee che più si avvicinano per linguaggi estetici, affinità tematiche, tratti stilistici, scelte cromatiche, e non ultimo per il concept artistico al corrispettivo modello storico, esibito a guida di lettura dell’intera exibition.

L’organizzazione interna dei 3 cataloghi rispecchia l’allestimento espositivo articolandosi per sezioni, ciascuna introdotta da una pagina in bianco e nero con il ritratto del grande maestro, seguita dalle pagine a colori con le opere degli artisti presenti all’evento. L’exibition, del tutto insolita e originale, ebbe una tale risonanza in Milano e oltre che se continuò a parlare ancora per qualche tempo.

Ritornata a meditare sul MetaFormismo© e ad intraprendere il percorso espositivo del biennio 20162017, lo storico dell’arte valuta l’opportunità, o forse necessità, di portare oltre frontiera la sua ricerca per renderla nota al mondo. Si sente pronta per virare l’ormai consolidata traiettoria nazionale verso i paesi stranieri, forse più ricettivi dell’appisolata Italia alle novità, soprattutto se esportate in nome di una cultura millenaria che all’estero batte ancora bandiera.

IL QUADRIENNIO DECISIVO
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La Prof. Giulia Sillato formula quindi un programma quadriennale dal 2018 al 2021, anno in cui si prevede l’entrata del MetaFormismo© alla Biennale di Venezia attraverso un canale istituzionale europeo. L’approdo decisivo è preparato da un percorso che conferma — ma ancora per poco — il territorio nazionale con la Casa dei Carraresi a Treviso, la Casa del Mantegna a Mantova, il Polo San Rocco a Matera 2019 Capitale Europea della Cultura,

conquistando al contempo anche il Biljarda National Museum of Montenegro in Cetinje. I paesi dell’Est Europa riconoscono le radici astrattiste del MetaFormismo©, prospettandone una luminosa affermazione proprio nei luoghi che all’inizio del XX secolo furono teatro della nascita delle correnti astratte con i padri fondatori: Frantisek Kupka e Vasilij Kandinskij.

Una voluminosa pubblicazione, intesa a celebrare il decimo compleanno del MetaFormismo©, sarà realizzata nel 2020 e presentata in anteprima assoluta alla Fondazione Burri. Nel 2021 la monografia accompagnerà la presenza del gruppo artistico alla Biennale di Venezia, alla quale farà seguito una linea di prestigiose rassegne in importanti musei stranieri dall’Europa agli Stati Uniti.

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