01 al 15 Luglio 2017

Perugia







Rocca
Paolina





Il Metaformismo e le magiche
atmosfere sotterranee
della Rocca Paolina




Prezzo del Catalogo € 25,00
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Nelle prefazioni dei cataloghi precedenti ho trattato costantemente del Metaformismo in quanto fenomeno di trasmutazione continua della forma in tutte quelle espressioni del contemporaneo che, pur prive di figure oggettivamente riconoscibili, appaiono tuttavia ricche di forme libere che attendono una revisione critica sia di lettura sia di linguaggio.

E questa interviene puntualmente con la singolare teoria messa a punto dalla scrivente dopo molti anni di studi e indagini sul campo. Premessa necessaria fu la scelta, fatta intorno alla metà degli anni novanta del Novecento, di allestire opere contemporanee non figurative in architetture di antica monumentalità, scelta che ha prodotto una serie di rassegne inedite, al momento trentadue, consultabili nelle pagine conclusive di questo catalogo.

I pregevoli lavori di artisti non ancora ufficializzati dalla storia riuscirono così a entrare in luoghi consacrati dalla storia stessa, tutti risalenti a epoche in cui l'arte - assai lontana dal disegno introspettivo dell'artista moderno - era solo evoluzione storica (architettura)narrazione storica (scultura e pittura) e coinvolgeva l'operato di intere collettività di artigiani. Ma non era, e neppure voleva essere, solamente una valorizzazione dei talenti dei nostri tempi, e proprio questo diventò ben presto il punto nodale della questione.

La contrapposizione antico/ moderno, intesi non solo come realtà divise tra loro da un intervallo spazio-temporale, ma anche come valori di pensiero e modi di costruire un gusto o uno stile, si rivelerà presto il criterio ispiratore della linea espositiva che da "L'Arte Contemporanea nelle antiche dimore" finirà con il pervenire al Metaformismo, vocabolo coniato nel 2010 per definire una nuova lettura dell'arte non figurativa di cui la scrivente detiene il diritto d'autore.

Il Metaformismo nasce infatti dal confronto tra il contemporaneo e la storia che lo ha preceduto perché è stato il passato stesso a dimostrare che la forma nell'arte non resta mai fedele a se stessa, ma continua a cambiare secondo dinamiche non prevedibili, come nel caso, tanto per fare gli esempi più eclatanti, del ponte ClassicismoManierismo o del complicato passaggio dal Barocco al Modernismo e così via in una casistica piuttosto variegata.

Se poi all'inizio del XX secolo l'artista ha cominciato a sentire il ((bisogno spirituale", come asseriva Vassily Kandinsky, di rompere l'ordine costituito dalle discipline accademiche per esprimersi in totale libertà formale generando l'Astrattismo, universalmente accettato senza battere ciglio, non ci si sorprenda se qualcuno (la scrivente) sia pervenuto alla convinzione che possa infine esistere una chiave per entrare in una scrittura artistica che perdura ormai da cento anni senza che nessuno l'abbia mai decifrata.

La chiave è appunto la forma (Meta-form-ismo) che, se disciplinata e governata dal sistema segnico tradizionale, sfocia nell'oggettività e quindi nella riconoscibilità; se invece essa appare libera, anarchica e persino ribelle a qualsiasi sistema minacci di ingabbiarla, allora ci si deve spingere oltre le apparenze sensibili per riuscire a percepirla come logos.

Cento anni esatti distanziano il Metaformismo da Lo spirituale neltarte, datato 1910, il trattato con cui Kandinsky sancisce ufficialmente la nascita di un'arte fondata su una forma pittorica che è soprattutto forma interiore.

Ma quale è il contenitore più adatto a mostrare pubblicamente opere così anticlassiche? I retaggi medievali sono sempre stati i più idonei ad accogliere esempi di moderna creatività, dalla pittura alla scultura e all'installazione, non esclusa la video-performance, proprio perché presenze architettoniche asettiche e neutre, in cui a suo tempo è 12revalso l'aspetto funzionale su quello ornamentale.

E il caso di rocche e castelli di datazione variabile dall'alto al basso Medioevo, le cui forme essenziali e moderne, prima che la storia arrivasse a elaborare l'idea di una modernità, come ben osservarono Ferdinando Bologna e Giulio Carlo Argan, si coniugano perfettamente con le produzioni degli artisti del Novecento, capaci di destrutturare l'immagine e ridurla a una pregnante segnicità finalizzata a scatenare un impatto visivo di tipo concettuale.

Gli spazi sotterranei della Rocca Paolina fanno parte della rosa dei luoghi atti a confrontarsi con opere contemporanee e, come si racconta nella prima parte del catalogo, essi non sono altro che le stanze dei palazzi appartenuti alla famiglia dei Baglioni, Signori di Perugia nel Quattrocento.

Sono gli ambienti sopravvissuti allo smontamento del Borgo di loro proprietà, voluto dall'intervento militare di Papa Paolo III Farnese (1540), e alla conseguente destrutturazione di Antonio da Sangallo il Giovane prevista dal progetto per la costruzione della Rocca Paolina.

Li si riconosce dai basamenti in muratura di pietra grossa (XII e XIII secolo), mentre i sormonti in laterizio CXVI secolo) li proiettano in quella seconda vita che fu loro concessa diventando le fondamenta stesse della nascente Rocca. Trattandosi di abitazioni risalenti almeno al XII secolo, ossia alle origini della famiglia, l'aspetto asciutto e severo le aveva accompa­gnate sino al Cinquecento, quando Braccio Baglioni, uno dei Signori più illuminati della dinastia, decise di renderle più "residenziali" chiamando ad affrescarle Domenico Veneziano, che ne rafforzò l'ineffabile carisma.

Ancora oggi aleggia in queste stanze quell'ascetismo umbro, prodromo alla cultura devozionale francescana, che ha contraddistinto quei luoghi dal XII secolo in poi. Le numerose vicissitudini belli che causate dall' antipapismo dei Baglioni sbriciolò i rivestimenti decorativi delle nobili dimore e non solo, ma l'ossatura muraria, successivamente sigillata dal ricompattamento strutturale delle fondamenta, continua a risplendere d'antico in una dimensione magica che va oltre il presente.

Giulia Sillato, Giugno 2017 ©